P. B. Roma. Storia anonima inviata a “Senza fare nomi” il 15 maggio 2015

Con quale tipo di comportamenti e’ stato perpetrato il crimine ? 

Buongiorno,

Ho frequentato la parrocchia Santi Aquila e Priscilla di Roma e brevemente il gruppo lupetti negli anni 70, sono nato nel 63 e oggi ho 51 anni.

Ho avuto una infanzia difficile. Mio padre mi maltrattava e soffrivo terribilmente di mancanza di affetto.
Mia mamma ha fatto in modo ch’io frequentassi la parrocchia Santi Aquila e Priscilla per allontanarmi dalla strada e dai pericoli, ciò che mi sembra naturale.

La mia infanzia è un mistero, è come un libro bianco e intonso. In questi anni non me ne sono mai preoccupato, ho cercato sempre di andare avanti senza forzare la lettura delle pagine dei ricordi, anche se mi sono sempre domandato il perché di alcuni miei comportamenti eccessivi….
I miei primi ricordi giovanili sono netti solo a partire dai 13 anni. À quell’epoca cominciai a drogarmi e a 14 ero un perfetto tossicomane. Ho percorso tutti gli orrori di della dipendenza all’eroina per 10 lunghi anni, fra alti e bassi e ne sono finalmente uscito a 24 anni, ricominciando la mia vita da dove l’avevo interrotta, fresco come un ragazzino di 14 anni in un corpo da uomo, per mia fortuna ancora giovane, in forma e con tanta voglia di fare.

No, non mi posso lamentare di ciò che ho successivamente costruito. Sono diventato un uomo colto, ho rapidamente reintegrato la società, trovato un bel lavoro da grafico a Roma, anche ben pagato, e dal 97 vivo al centro di Parigi, sono artista e ho due figli meravigliosi.
L’anno scorso mi sono divorziato, cordialmente, perché io e la mia ex moglie parigina rimaniamo i migliori amici del mondo e ne siamo felici, per noi, per l’equilibrio dei figli e per l’amore in se come sentimento, che non rinnegherò mai perché è un bene troppo prezioso per essere stupidamente consumato in nevrosi familiari.

Ciò non toglie che ho passato un periodo di crisi, soprattutto rispetto alla mia libertà ritrovata e alla mia identità sessuale. Mi sono sempre accettato come bisessuale pur ponendomi una serie di interrogativi senza risposte sulla mia vera natura, sulla mia infanzia rimossa e sul perché della droga in così tenera età, con determinazione, pur avendo un carattere naturalmente ottimista e gioioso.

Ho quindi cominciato una psicanalisi, cosa che avevo sempre evitato…inconsciamente. Ed è così che ho ritrovato una parte dei miei ricordi, dolorosi, nascosti nel profondo ma che tuttavia affioravano nella memoria. Si perché ho sempre ricordato di certe attenzioni particolari di Don Angelo, che tra l’altro hanno sempre nutrito in me un profondo anticlericalismo che mi ha portato fino a sbattezzarmi qualche anno fa. Ma avevo completamente censurato gli aspetti più scabrosi e quello che ho scoperto mi ha profondamente atterrito: tra i miei 7 e 9 anni don Angelo mi ha violentato, e non una sola volta. Ho rivisto la sua lingua in bocca, le sue mani nelle mie mutande, le sue dita dapertutto, ho ricordato il suo odore sgradevole, il puzzo del suo alito, la sua grande bocca che mi mangiava quasi.
Non so quante volte lo abbia fatto. La memoria mi ha restituito solo tre penosi spezzoni, come un brutto film, tutti di solo un pugno di secondi e in luoghi e momenti diversi che non vi dettaglio, sono tutti orribili. Anche altri ricordi, meno censurabili ma altrettanto penosi, come quando tornavo a casa piangendo e mi chiudevo in bagno per lavare dal mio visetto il puzzo della sua bava, di nascosto, perché mi vergognavo e non capivo, non capivo proprio nulla, mi lasciavo fare paralizzato, senza oppormi.
A quell’epoca ho anche sofferto di encopresi ed enuresi… Si, me la facevo nelle mutandine, in pieno giorno e in tutta coscienza. Lasciavo scivolare delle palline di cacca dal pantalone che nascondevo poi sottio il banco di scuola… La maestra lo sapeva, i miei genitori mi punivano, ma nulla è stato capito ed io ho fatto di tutto per dimenticare. Ancora mi vergogno di essere stato un “cacasotto”.

Che dire oggi. Pur trovando finalmente una coerenza e una chiave di lettura nella mia esistenza assai sregolata, mi sento spersonalizzato, non dall’atto in se. Ma è come se il mio destino fosse passato dalle mani del signore (se ne esiste uno) a quelle di un malato a caccia di prede… Ed io ero appetibile, biondino, sensibile, delicato e in cerca d’affetto. La preda ideale. Mi ha rubato il destino ed è nel destino che mi sento violentato. Mi ha rubato l’innocenza, l’infanzia, la giovinezza, la dignità. Ha rubato anche la mia sessualità perché alla luce dei fatti mi domando s’io sia veramente bisessuale, se la mia omosessualità non sia la diretta conseguenza di questi fatti o la mia eterosessualità una fuga da passioni naturali ma della quali si ha vergogna. Chi sono io? Non lo saprò mai… Ma oggi di questo non me ne importa più nulla e non mi importa nemmeno di aver da giovane rubato o d’essermi prostituito ancora minorenne per comprarmi una dose. Ho vissuto in quegli anni come in guerra e in guerra si pensa solo a sopravvivere, ciò non toglie che sono sempre stato onesto e oggi lo sono in maniera esagerata, quasi estremista, perché ho potuto finalmente permettermelo, perché ne va della mia dignità di essere umano ed è nell’onestà che la trovo, non sono come lui, non lo sarò mai. Io ho sempre amato, anche chi mi ha abusato si, tanto vale assumerlo senza vergogna.
Neanche la vergogna puerile del bambino che la faceva nelle mutande fino a 11 anni, neanche quella dei risvegli difficili e bagnati, terrorizzato dagli incubi angoscianti e ricorrenti che turbavano le mie notti. Nenche quella di quando mi sono lasciato fare.

Voilà… Vi scrivo questo solo « ad memoriam », Don Angelo è ancora vivo, ha 92 anni ed è diventato monsignore, perché scrivere mi aiuta a digerire la rabbia che ho in petto e ne ho tanta, perché vedere il nome di Don Angelo sul sito della parrocchia irrita i rari ricordi piacevoli legati alla mia infanzia, perché queste storie è meglio raccontarle, solo così si evita che si ripetano, e penso anche ai mie figli, che hanno una vera infanzia e che mi riempiono d’amore e fierezza.

Non so se sono la sola vittima, è molto improbabile. Ero sicuramente uno dei suoi preferiti, perché il mio più caro amichetto d’infanzia non subì alcun abuso, e gliel’ho chiesto. In ogni caso ci tengo a lasciare la mia testimonianza.

Vi ringrazio, cordialmente.

Ne hai parlato con i tuoi familiari?

NO Perché avevo dimenticato tutto… Ero troppo piccolo ed ho subito quella che viene comunemente definita “amnesia traumativa”, nel mio caso parziale, perché ricordavo solo le carezze e gli scherzi “salaci”. Ad esempio una scena in cui Don Angelo rideva di barzellette sessuali che voleva gli raccontassi toccandomi il pisello davanti ad altri amichetti, e ridendo… Anche io ridevo, imbarazzato e umiliato perché avevo una vaga sensazione che mi si trattase da “frocio” e questo non era “bene”. Questo evento in particolare è l’unico che ho sempre ricordato integralmente…

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